tutto quello che pulisco dal cervello e poi cerco di buttare ma rientra dal cuore quando non dal culo
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è importante ma lo scorderò
benissimo
beve e fa bene
c'è il fosforo
carolina
centoventi e rotti
clodovea
conviene
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daniela amenta
darke de tacco darke de punta
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goggolona
il pollo
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il sentiero dello scrutatore giaguaro
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l'incredibile sottoscala
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la gran passera
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minter, jeff minter
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oi vita, oi vitamina
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posto-segreto
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La cospicuamente lunga Estate Animale 2009
Vedovi, anche se coniugati, tutti in fila indiana convenuti per assistere al prodigio che ripetesi a scadenza fissa ogni crepuscolo di bella stagione anche se farà caldo fino a gennaio. E l'avvenimento soggetto di questa vostra adunanza, miei sicari lettori, lo conoscete di molto bene: è LA LUNGA ESTATE ANIMALE DEL VOSTRO MICIO ALZAlaMONNEZZA che anche quest'anno non ha badato a spese in rullini. Vediamo un po' insieme cosa ha catturato l'occhio meccanico quest'annetto.
Francesco il granchio sotto il Suv tedesco
Luigia la pappagalla disorientata sulla battigia
Manuelito il formicone intenzionato a raggiungere la punta del dito
Costantino e Costantano, i bacarozzi che si tengono lontano

Brenda, la scolopendra veramente orenda
Giosuè, l'insetto che nessuno sa bene cosa è
E per finire Stella, fuca variopinto/a e soprattutto recchiabbella

Non c'è nulla di quello che sento
che possa esprimere con le parole.

Ogni qualvolta si assiste ad un fenomeno di elevazione, specialmente se associato al crescere del sole verso il mezzogiorno che si trasla nell'idea evocativa di un inarrivabile zenith, l'animo umano attiva un ancestrale meccanismo di rilascio di particolari endorfine. Atte a comunicare che l'animo medesimo ambirebbe, per pieno compimento dell'essere, a veicolarsi simbioticamente all'astro, ascendendo, per non lasciare dubbi al corpo ospite che quella è la sua sola e purissima natura, di cui l'innalzamento va considerato unico paradigma.
Si tratta purtroppo di un inganno che l'animo umano, che invece ha come base lo spregio e l'autodistruzione, inoltra ai danni della molto imperfetta mente concessa alla specie: non esiste infatti nell'universo un fenomeno di elevazione reale in quanto il sole non si alza ma ruota, quindi sale e scende nello stesso tempo, suggerendo peraltro interpretazioni metaforiche più dense di quelle ingannevoli che l'animo perpetra agli inattivi sensi umani.
A confutare però questa oggettiva dimostrazione vi è un recente evento per cui queste righe vengono a voi, che riporta le categorie fin qui definite nuovamente in discussione - poiché per credo e per ragione non può esservi stato che un fenomeno di ascensione nel recente accadimento del trapasso di Mario Magnotta.
La descrizione dell'uomo e delle sue opere è rimandata alla ricerca individuale, qui troveranno spazio solo le ineluttabilità conseguenti al compimento del suo destino.
Andremo quindi a dire che è difficile immaginare altro che un Magnotta che si eleva al cielo a lui connotatamente ostile, luoco più lontano dagli Abruzzi che da qualunque altro e riserva nemica di un inidentificabile Dio di cognome e Porco di nome, motore primo dei meccanismi di riproposizione costante di un'inevitabile lavatrice.
Precluso al misero mortale ogni altro scenario di destinazione ultraterrena se non le dimore dell'Altissimo, chiunque pensi che a Mario Magnotta potesse essere riservato posto all'inferno o peggio al purgatorio è egli stesso radice del suo errore.
Non vi è infatti ostacolo verso il Regno dei cieli verso chi ha umiliato il concetto stesso di Daemonio, superandolo con la più semplice espressione terrena di sè. E' nel pieno segno del cristianesimo che l'umiltà d'animo di quest'uomo trova origine, formazione e connotati, perché dietro la sua negazione apparente di Dio trova invece vita il rifiuto del tormento, dell'oppressione e del peccato inestirpabile, rappresentato viziosamente e in foggia quantomai ingannevole, da un elettrodomestico.
Magnotta non "coglie" la lavatrice dall'albero proibito di Bontempi ma anzi coinvolge tutto sè stesso nel barricare la sua scevrità dall'immondo. L'importanza di compierlo attraverso la vana pronunzia del nome di Dio è di livello quindi non rilevante alla priorità della questione in essere: l'uomo si è sempre opposto allo sconvolgimento della propria esistenza da parte di incomprensibili et ingestibili accadimenti invocando il Creatore, e l'apposizione di un prefisso - come "Porco" - davanti al nome dell'invocato o di un auspicio per quanto negativo - come "Mannaggia alla" - rivolgendo l'attenzione alla Madonna, non intaccano il valore assoluto della manifesta presenza del divino nella voce dell'invocante.
Per cui è inteso che il Paradiso sia il solo recettore possibile per chi ha così contribuito al rinfranco dello spirito di tutti coloro che abbiano avuto occasione di ascoltarlo, nella fattispecie della "telefonata numero quattro".
La gioia per questa alta accoglienza non deve però oscurare la perdita in terra. Magnotta è scomparso da questo mondo immondo, in cui aveva portato un poco di sollievo per molti, senza chiedere niente e anzi rifiutando ciò che gli veniva offerto. Ma siamo certi che anche nell'ameno sconfinato luogo dov'è ora, Mario Magnotta riflette a voce alta sul compiersi delle volontà imperscrutabili dell'empireo. E con lui il Signore ama ora di certo intrattenersi nei panni del rappresentante della ditta Cinque-Imbene, ricordandogli nelle eterne repliche dell'imperitura conversazione che, non solo per la Sangiorgio ma stavolta per noi tutti, Magnotta "è morto. E' morto, porcamadonna!"
In questo mondo nulla è in diretta, vieppiù il tempo presente che uno al massimo può credere di vivere istante per istante ma in realtà l'istante in cui pensi di vivere un dato momento è solo l'istante in cui lo pensi e non quello in cui lo stai vivendo. Per questo non ha senso dissociarsi dal popolo italiano in quanto bovino e degno di dittatura in quanto nel momento in cui lo si pensa si compie un'associazione al bovinismo medesimo e alla supponenza di furbizia maggiore rispetto agli altri disgraziati che vivono in questo paese, quella sì, meritoria di sanzione morale e fisica. Ma io volevo parlare di un altro argomento di cui purtroppo al momento non ricordo nulla. Aggiornerò il post non appena il segnale tornerà disponibile anche se questo con una certa sicurezza posso dire non avverrà, arrivederci!
LA LUNGHISSIMA ESTATE ANIMALE DEL VOSTRO AMICO ALZA LA MONNEZZA
Se so una cosa di questo mondo roteante, miei cari/caro singolo lettore, è che avete atteso il nuovo puntamento con L'estate animale per lunghissimi giuorni. Ma qvesta attesa come preannunciato era in deperimento, fino alla definitiva consumazione in quanto, lo avrete di già intuito, l'estate animale duemila8 è qui. Mi premio di abbreviarvi l'indugio troncando il preambolo tra alcune parole, che sono di fatto già esaurite. Procediamo.
Naturalmente era una finzione. Il preambolo continua ancora per illustrarvi a parole (e solo poi a immaginine) le molteplici tipologie di esistenze altre in cui è possibile imbattersi nelle estati. Per questa volta abbiamo: cani, insettini, capi di bestiame, ucelli, altro. Eccoli qui in fila disordinata.
Monorchio, il cane chiuso nel rimorchio
Gastone, il gabbiano sul bastione
Letizia, la gatta orrenda dell'immondizia
SanPietro, il colombo della pace visto da dietro
Cammariere, il ragno intrabbolato nel bicchiere
Maliarda, la pecora che guarda
Renato, il cockers che piscia se è bagnato
Manolo, il somaro con un orecchio solo
Giulietto, il cane che abita sul tetto
Oliviera, l'insetta misteriosa sulla specchiera
E a concludere, Moschina e Moscone, le mosche che fanno all'amore sotto l'ombrellone
O tu della rigonfia fila di coloro che rientrano nella categoria miratrice di questo bloC e forse meretrice seppur solo telematica, questo è un posts a te dovuto oltre che dedicato, per comunicarti che le prestazioni extra-letterarie che il tuo adorabile Alzalamonezzo ti ha finora erogato vengono sospese sine die, e per dei motivi che vanno a interessare la mia integrità funzionalmente fisica. E' altresì concesso come aliunde perceptum utilizzare le tue capacità immaginifiche per figurarti meco in situazioni esplicite, carfagnamente quando proprio non zompazompa, tutte le volte che ne riscontri desiderio. Ma io volevo parlare dei miei giorni nel posto più sopravvalutato d'Italia ovvero Cacapalbio, ove ho recentemente addotto la mia importante presenza per sorreggere culuralmente un già stabile festival di cortometrangi in pellicola. Ecco che proprio nella mattina in cui dovevo interessarmi dei percorsi artistici di registi brevi ma che i concorsometraggi servono appunto a rendere prolissi, vengo colto da una non annunciata movida intestinale, questo mentre venivo cacciato dall'hotel in cui ero ospite per via del fatto che era un hotel gestito da persone cattive in particolare una vecchia rancida. Ella ha sicuramente notato l'oneroso utlizzo dell'aria confezionata nella mia stanza la notte precedente alla cacciata e non ha esistato affatto nel convertire l'astio da questo uso provocato in ingrediente per il maleficio che sicuramente ha formulato ai miei danni e che ritengo causa prima della movida intestinale assieme forse al confezionatore in modalità "surgela".
Accade così che appena poco fuori dall'otell assaporo il tepore della giornata di bella estate ma è una gioia che dura alcuni momenti perché subito annullata dal primo squasso dell'entrata dell'apparato digerente in modalità vulcano. Si poneva quindi subito il problema del cesso: il più vicino era precluso dalla vecchia, che non avrei esistato a travolgere in momenti di minore rilvanza culturale del mio ruolo nel luogo.
Profitto quindi della mia autovettura per cercare nei dintorni un rapido check-in con destinazione room service ma vengo sconfitto dall'operazione "tutto esaurito" messa in atto da un numero impensabile di nemici ignoti. Alla quarantottesima gragnuola di peti che intanto andavo emettendo fortunatamente sbaglio strada e trovo, come altre volte salvifico, un bosco dalle rigogliose conifere, che mi farò certamente tatuare. Esiste un documento filmato di questo particolare momento, che non vedrete mai. Ma ciò che ha importanza è che, dopo alcuni momenti di spaventosi vuoti della mente, ero finalmente in pace con il nume del Tuono. Sarebbe però stato solo il primo di tre insopprimibili allarmi che hanno portato rispettivamente alla marcatura di un altro spazio verde radente la statale e una zona di cui non ricordo nulla ma in cui certamente ho esaurito i fazzolettini, mentendo al telefono su dove fossi mentre venivo interpellato da più parti con il reiterato quesito.
Ma Cacapalbio ha ora una mappa certamente ben tracciata nella mia memoria e non solo: la geografia dei luogo conta ora quello che mi fregio di chiamare il triangolo dei bermuda, e che per di iù copre buon parte della principale area turistica.
Mentre vergo queste preziose righe l'inconfondibile olezzo di uno dei miei peti migliori si diffonde nell'aere dell'officio in cui coesisto con altri individui a cui presto sarà noto un possibile paradigma del lezzo per combustione intestinale. Questo rilasciare il prodotto mi arreca paradossalmente una tensione, che è quella del non conoscere l'opinione qualitativa dei presenti su quanto le loro nari a breve capteranno, acuita dalla probabile omertà che seguirà l'inalamento per paura di turbare le gerarchie aziendali. Ma sarebbe infantile negare l'indescrivibile gioia che il cambio d'aria forzosamente imposto dalle mie viscere alla stanza tutta infonde in me, sottoscrivendo il primo principio della termodinamica per cui quello che esce rientra non si sa come ma certamente da un pertugio anche impensato. Ma io volevo parlare di questa notte in cui ho sognato di essere veramente terrone donde l'immagine a corredo del post che comunque rimane appropriata anche parlando di sfiati del culo, ma appunto si diceva del post che non è stato ed essendo finito lo spazio a mia disposizione verrà posticipato, arrivederci.
Uno dei rilevatori dell'andazzo generale è lo scarto qualitativo tra i programmi televisivi del giorno e quello che viene trasmesso di notte. A parte i disgraziati di Rainews 24 che non se li fila nessuno, ci sono solo film vecchi e repliche di vecchi varietà, infinitamente più belli di qualunque nuovità prodotta dai giovani per i giovani. Et ecco che io colto da improvvisa voglia di sottiletta nottetempo dopo un giorno avulso da soddisfazioni, mi caracollo verso la sala frigoriferi della mia immensa magione e dico "sì" alla mia autodomanda silenziosa che recitava "accendi la televisione un pochino che forse c'è una cosa intelligente e spassosa d'altri tempi che sembra incredibile quanto erano meglio e di certo ti levierà dalle varie astinenze che conduci?". Ma alla pressione del bottone del telecontroller si accende a tuttoschermo pavarotti d'altri tempi certamente, che canta potentissimo una nota infinita. Ciò avviene con mia totale dimenticanza che il vetusto televisauro della sala frighi è posto molto in alto suille vivandiere medesime, non risponde al comando off del telecomando e più d'ogni altra peculiarità ha quella di accendersi esclusivamente a volume come quello delle fabbriche di reattori. La maestria lirica di pavarotti provoca quindi lo svegliamento istantaneo e incazzato della mia immensa magione tutta, apportando modifiche sostanziali alla prevista rivincita sulla giornata apparentemente trascorsa ma in realtà dallo svolgimento in quel momento ancora inarrestato.